Questa chiesa è dedicata a San Verano vescovo.  Un santo francese   che visse  nel VI secolo.  Fu assunto a patrono di questo paese perché   ai tempi dell’erezione della parrocchia, Abbadia era sotto il dominio della Francia.
Verano nacque a Vaucluse, paesello della Francia, l’anno 513  e  morì nel mese di novembre del 590,  già  in odore di santità e con all’attivo un grande numero di miracoli.   Nell’abside della chiesa si può ammirare un grande  dipinto dedicato a questo santo.










       
Antico emblema riferentesi all'Abbazia di Santa Maria

Le prime notizie storiche risalgono al 1064In quell’anno la contessa Adelaide, marchesa di Susa e duchessa delle Alpi Cozie, per controbilanciare l’influenza dell’abbazia di Cavour,  fondata nell’anno 1035  dal “nemico di casa” il vescovo di Torino, Landolfo,  decide l’erezione di  un monastero con la chiesa abbaziale e di un’altra chiesa per il popolo  in questo territorio, ove già sorgeva la chiesa pievana di S. Verano.  Questo territorio si trovava al centro di un villaggio ed  era il principale dei quattro borghi formanti giuridicamente la corte di Pinerolo;  gli altri erano S. Pietro Val Lemina, il borgo di S. Donato attorno all’omonima chiesa,  e il monte Pepino  che corrisponde all’attuale S. Maurizio, dove si sarebbe poi sviluppata la città di Pinerolo, prima sul colle e poi  al piano.
A reggere il nuovo monastero, vennero chiamati  i Benedettini Neri, così detti dal colore della loro tonaca.  Essi provenivano dal Monastero di S. Michele della Chiusa, l’attuale Sacra di S. Michele. 

 


La contessa Adelaide offre la carta di fondazione dell'Abbazia di Santa Maria in Borgo S.Verano ai monaci dell'Abbazia S.Michele (l'incisione è del 1775)

Per rendere   l’abbazia ricca e potente, la grande contessa  le diede  in dote  un numero tale di territori  da costituire un vero e proprio stato. Le diede l’intera valle del Chisone fino al colle del Sestriere, la Valle di S. Martino  e molte altre terre, castelli e rendite in quel di Famolasco, Piossaso, Rivalta, Carignano, Ceva, Garessio, Carassone  fino all’isola di Gallinara nei pressi di Albenga, con diritti in S.Bartolomeo al Cervo e Porto Maurizio. Successivamente verso il 1078  vennero aggiunte le Chiese di S. Donato e  S. Maurizio in Pinerolo con la curia e il castello vecchio.

Di colpo l’abbazia assume il rango di grande potenza politica ed economica estendendosi dalle alpi Cozie al mar Ligure.
Con questi atti  l’abate di S. Maria diveniva il signore spirituale e temporale di  Pinerolo.
I benedettini di S. Maria in queste nuove terre intrapresero un’alacre opera di colonizzazione.
Esperti ed infaticabili agricoltori,  rimisero a coltivazione le terre abbandonate in seguito alle scorrerie dei saraceni;  altre ne dissodarono, aprendo canali di irrigazione e compiendo opere per quei tempi colossali  tra cui l’escavazione di alvei nella roccia.
Essi costruirono, tra l’altro, il canale di Abbadia ed il Rio Moirano derivando le acque dal Chisone per irrigare i campi e dare energia ai piccoli insediamenti artigianali che sorsero sulle loro rive. Sono state contate 35 attività  artigianali.












Particolare di una carta topografica della
seconda  metà del '600

Per alcuni secoli l’abate fu eletto dai  monaci  e scelto fra i confratelli. Questi abati sono detti abati claustrali e se ne ebbero 28   fra il 1064 e il 1433. Nella gerarchia ecclesiastica l’abate era di un rango quasi pari  a quello di vescovo e dipendeva direttamente dalla Santa Sede con autonomia dal vescovo di Torino, ed aveva tutti i poteri: religioso, civile e giudiziario sui propri sudditi.  
Verso la  metà del quattrocento, ebbe termine   la serie degli abati claustrali di S. Maria e cominciò la serie degli abati commendatari o secolari.
 

Gli abati commendatari  furono 17 e per concessione papale, venivano scelti dai duchi di Savoia.  Alcuni di essi furono cardinali o vescovi, altri invece laici e appartenenti ad illustri famiglie del  ducato.   Alcuni risiedettero nell’abbazia e se ne occuparono vivamente, altri non vi misero mai piede godendone solo le ricche rendite.
Tra  gli abati commendatari di S. Maria ricordiamo Urbano Bonivardo che resse l’abbazia dal 1466 al 1499 e le sue opere furono tali da valergli l’appellativo di restauratore e secondo fondatore del monastero. 


Urbano Bonivardo. Vescovo di Vercelli

Inoltre fra le altre opere gli viene riconosciuto il merito di aver promosso la prima ostensione della Santa Sindone. Vediamo la sua statua marmorea del  XV  secolo, che si conserva tutt’ora nella chiesa di   S. Verano.

Giovanni di Savoia. Vescovo di Ginevra

Altro insigne abate, non soltanto per gli illustri natali, ma per la sua santità di vita, fu Giovanni di Savoia, sesto abate commendatario, anch’egli sepolto in questa chiesa   ove  possiamo vedere la sua effigie marmorea, proprio di fronte a quella di Urbano Bonivardo.
Più tardi,  per il rilassamento della disciplina  tra i Benedettini Neri,  essendo abate
Vincenzo Lauro  cardinale di Mondovì (1589), essi vennero sostituiti da altri monaci, sempre appartenenti all’ordine di S. Benedetto ma dell’ordine cistercense dell’abito bianco e provenienti dal santuario della Consolata di Torino.

Nel 1621  l’abbazia ospitò  quello che divenne poi San Francesco di SalesEgli viene a presiedere il consiglio   generale del Fogliesi che si  tiene nell’abbazia, amministra la tonsura, gli ordini minori e la Cresima e confessa ma ormai malfermo di salute,   tanto si fatica che sviene in chiesa.  La cappella della chiesa attuale, la prima a sinistra entrando, è dedicata a questo eminente personaggio.



Nel  1632  Pinerolo cade sotto  la Francia.
Il  re di Francia , Luigi XIII, che non si fidava dei monaci italiani li sostituisce con altri  della stessa congregazione ma provenienti da Parigi.
Durante il periodo di dominazione francese, il re pretese il diritto, contestato, di nominare l’abate di S. Maria.
Nel 1693  il monastero e la Chiesa  vengono saccheggiati, incendiati e completamente distrutti dagli eserciti alleati al duca di  Savoia nell’intento di scacciare i francesi che si erano insediati in Pinerolo.
Prima del 1693   vi erano due chiese in Abbadia, l’una detta maggiore, la conventuale o cattedrale, dedicata a Santa Maria dell’Assunta e l’altra parrocchiale  dedicata a San Verano. Per questo motivo, sicuramente dal 1452 ma  probabilmente già da molto prima,  un monaco  aveva la responsabilità di questa seconda chiesa e svolgeva la funzione di  pievano.  Nel 1573,  in una sua lettera, il cardinale Marc’Antonio Bobba parla di conferimento della parrocchiale  di Santo Verano a don Giovanni  Matteo Bruno.

 

Fra il 1708 e il 1724  il duca  Vittorio Amedeo  II  di Savoiafa ricostruire, forse su disegno dell’architetto   Lagrangia, di scuola juvarriana,  la nuova chiesa con linee barocche ed il nuovo convento, adempiendo ad un voto fatto per la liberazione dai francesi della città assediata. 
Pochi anni dopo l’abate messinese Filippo Juvarra inizierà la costruzione (1717) della basilica di Superga,   per un  analogo voto fatto da   Vittorio Amedeo II e dal cugino  Eugenio.

La consacrazione della  chiesa di S.Verano avvenne nel 1727 alla presenza di Vittorio Amedeo II  divenuto nel frattempo re di Sardegna- (si può vedere una lapide marmorea all’ingresso della chiesa)
Nel 1746  fu ultimata la costruzione del campanile e lo stesso  fu dotato di un orologio opera del pinerolese  Luigi Vijno.
Purtroppo alcuni anni più tardi, durante la preparazione di una festa,  avvenne  una forte esplosione per l’incendio di  polveri per fuochi d’artificio che erano state depositate temporaneamente nella sacrestia.
Si ritiene che questa possa essere una delle cause che hanno arrecato grosso danno alla parte absidale della chiesa.
Successivamente  risulta sia stato costruito un contrafforte per ovviare in parte ai danni dell’esplosione ma, a detta di alcuni tecnici, questo intervento ha ottenuto l’effetto contrario.
Dopo    la morte dell’abate  Giuseppe Giacinto Broglia, vi fu una lunga  “vacanza  dell’abbazia”. Il  16 gennaio 1735,  don Bartolomeo Giuseppe Maria Garombi venne nominato vicario capitolare abbaziale  del monastero della congregazione di San Bernardo dell’ordine cistercense dell’Abbazia di Santa Maria di Pinerolo,   e resterà in carica fino al
1748 anno in cui l’abbazia viene soppressa, con la costituzione della nuova diocesi di Pinerolo.  Il  nuovo Vescovo subentra  in tutti i diritti di cattedralità  già appartenenti all’abbazia.
 













Planimetria dell'Abbazia benedettina di Santa Maria del Verano
 

Compiutasi la soppressione dell’abbazia, i monaci, forse solo più una  decina, continuano a vivere presso il convento  sotto la accadeva prima dell’avvento  guida di un   abate claustrale, accadeva prima dell’avvento  degli abati commendatari,   ma senza nessuna giurisdizione esterna. I monaci e  tutto il monastero  restano soggetti al nuovo  vescovo di Pinerolo,  Mons. Giovanni Battista d’Orlier  di Saint Innocent di origine savoiarda e prevosto di Oulx  che ebbe un lunghissimo e proficuo episcopato durato 45 anni.

Dal 1748 quindi,  Abbadia,  divenuta  una delle parrocchie della diocesi di Pinerolo,  lascia ad essa in eredità non solo tutta la giurisdizione, ma anche il titolo di S. Maria Assunta come chiesa cattedrale.
Sotto l’ultimo  abate, Rota, (abate claustrale del periodo successivo alla costituzione della diocesi) i monaci, che già nel 1794 avevano dovuto  consegnare alla zecca di Torino tutto l’oro e l’argento,  si vedono incamerare tutti i beni e devono lasciare definitivamente l’abbazia, (1802). 
La chiesa  parrocchiale, compresa implicitamente nella cessione fatta da
Napoleone a un generale a titolo di regalia,  sarebbe diventata un magazzino o forse rasa al suolo se il comune di Abbadia non l’avesse acquistata per il servizio religioso della popolazione.  Una parte dei beni  del monastero viene regalata dal governo imperiale al sottoprefetto  Pietro Geymet, moderatore valdese, un’altra parte viene utilizzata per installarvi il collegio femminile  tenuto dalle dame del Sacro Cuore, poi divenuto collegio femminile  Franchi  ed infine il regio istituto “La Provvidenza”.    Nel 1923 anche  “La Provvidenza”  chiude il “collegio” e vende le case e i terreni a  privati cittadini.
Il parroco, don Giuseppe Falco, acquista nel 1957,  500  mq. di terreno  e l’ex Cappella privata dei  monaci, da tempo trasformata in casa di abitazione, comunicante con la Chiesa, per sistemarvi la Casa Parrocchia.